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LE NOSTRE LOCANDINE    vai alla sezione

 

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 NEL NOME DEL PADRE di Luigi LUnari 

Regia Stefano Sandroni

Una donna ed un uomo si trovano in un luogo misterioso, che presto si rivela come una sorta di purgatorio, dove essi devono liberarsi dai loro drammatici ricordi per approdare ad una meritata pace eterna. Rosemary e Aldo provengono dai poli opposti della nostra società: sono figli di due importanti uomini politici, storicamente esistiti, di contrapposte posizioni ideologiche. Lei è figlia di un uomo potentissimo, un vero e proprio protagonista del mondo del potere e del danaro, lui è il figlio di un povero rivoluzionario, per lungo tempo esule dalla sua patria, che lotta per sconfiggere quel mondo ed imporre una nuova eguaglianza tra gli uomini. Diciamo pure “una capitalista” e “un comunista”. Entrambi i figli hanno pagato un durissimo prezzo alla personalità e alle ambizioni – pur così diverse – dei loro padri, dai quali sono rimasti irrimediabilmente schiacciati. Il dramma si sviluppa intorno al serrato dialogo liberatorio di questi due personaggi, nel luogo dell’anima non ben precisato dove s’incontrano, quasi una sala d’attesa verso un ipotetico aldilà.

NEL NOME DEL PADRE, scritto da Luigi Lunari nel 1997. 

Il germe primo di "Nel nome del Padre" risale al dicembre del 1993, quando mi imbatto in una pagina del "Giornale", allora di Montanelli, nella quale, sotto il titolo di "Un giallo lungo trent'anni" si annuncia che è stato "Ritrovato in una casa di cura di Modena un certo "Aldo" dal carattere contorto e difficile, con tratti schizofrenici e autistici, insuperabilmente solo, che confessa di non ricordare di essere mai stato bambino, e che chiede, al giornalista che lo incontra, com'era suo padre... Non so perché: ho ritagliato quell'articolo e l'ho messo in una cartelletta rossa, e lì l'ho lasciato assieme a molte altre cose. Poi, molti mesi dopo, in un numero del" Sundey Times" di Londra mi ha colpito un trafiletto a metà pagina, in cui si accennava alla sorte di "Rosemary", ricoverata in una lussuosa casa di cura, dopo essere stata lobotomizzata , per volontà e decisione di suo padre che ne sentiva imbarazzante la presenza. Lei, Rosemary, che a suo padre scriveva parole lancinanti, quasi scusandosi di essere diversa, operata al cervello ed "eliminata" a ventun anni, nel 1941, sopravvivrà a tutti, per spegnersi — per quel poco che aveva da spegnere — nell'anno di grazia 2005 mentre Aldo morirà, ancora degente in quella clinica modenese, nel 2011. Ancora una volta non so perché: ma ho ritagliato anche quel trafiletto e l'ho messo nella stessa cartella di cui sopra. Poi, in quella cartelletta, o più verosimilmente nel cervello del sottoscritto, i due ritagli si sono accostati, si sono fusi insieme come per un fenomeno stereochimico, e Aldo e Rosemary si sono incontrati ed hanno cominciato a dialogare e a confrontarsi. Dopo una gestazione insolitamente breve per le mie abitudini nasce "Nel nome del Padre".... Ma qui il sipario si apre e l'Autore si tace: "Nel nome del padre" deve parlare da sé.

Luigi Lunari

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  LA STANZA DI VERONICA di Ira Levin  

Regia Pinuccio Bellone

Susan, una giovane ragazza statunitense  viene avvicinata al ristorante, mentre è in compagnia del giovane Larry, da due anziani signori John e Maureen, che le raccontano la storia di Veronica, ragazza morta di tisi anni addietro e figlia dei loro datori di lavoro, alla quale Susan assomiglia in modo straordinario. Le propongono e  di  impersonare Veronica per una sera per cercare di  dare un po’ di conforto alla sorella maggiore Cecilia (Cissie) malata di cancro e prossima alla morte.

Susan è dubbiosa, non sa se accettare o meno, non sa se credere alle motivazioni dei due anziani o se la loro proposta nasconda qualcosa di poco chiaro.

LA STANZA DI VERONICA, scritto da Ira Levin nel 1974, è ambientato tra le pareti di una ricca casa borghese ed ha un testo teatrale sostenuto dalla rassicurante presenza di personaggi insospettabili che sviluppano un perfetto meccanismo che conduce lo spettatore verso una suspence crescente fino al colpo di scena finale dove il racconto si avvolge  su se stesso in una circolarità delirante.

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     LA  CORTE IN CORTI  

Regia: Pinuccio Bellone - Stefano Sandroni - Lino Grasso 

Per festeggiare i 15 anni di attività i nostri folli hanno preparato 20 corti teatrali da 10 minuti circa ciascuno. 

Alcuni testi sono originali, scritti da nostri "folli": Maddalena Giraudo, Lino Grasso o da amici fossanesi: Costanza Portesani e Marianna Racca.

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  TUT PER 'NA LASTRA ED GIASSA di Pinuccio Bellone e Lino Grasso  

Regia Pinuccio Bellone

 

Fossano 1949.

Il notissimo personaggio radiofonico, critico e conferenziere Orso Maria LATOBIANCO durante uno dei suoi tour in Provincia e precisamente a Fossano, è vittima di una rovinosa caduta su una lastra di ghiaccio che gli procura una dolorosissima frattura alla gamba. Rifiutandosi di essere ricoverato in ospedale viene assistito in casa dei Signori Ernesto e Margherita STAGLIENO. La sua forzata permanenza in quella dimora finirà per creare scompiglio nel tranquillo menage quotidiano della famiglia. Le continue visite di fattorini e portalettere impegnati a consegnare pacchi e regali al famoso ospite unitamente ad un esercito di amici e personaggi strani che vengono a trovare il “povero” invalido finiranno col creare un trambusto frenetico .

 

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   TANGO di Francesca Zanni   

Regia Pinuccio Bellone

"Avete mai ballato il tango? Avete mai provato? Ballare il tango è una cosa che non si può spiegare con le parole, bisogna sentirlo dentro. Un bravo ballerino può far ballare anche chi non ha mai studiato un passo in vita sua. Perchè l'importante non è la tecnica, è il cuore"

In un ambiente unico (che poi scopriremo rappresentare due luoghi diversi) un uomo e una donna raccontano la loro storia parlando direttamente al pubblico. L’uomo e la donna non parlano mai tra di loro, ma i loro monologhi si intrecciano e il loro racconto a volte sembra combaciare: si capisce che le loro vite scorrono parallele e stranamente incrociate, ma fino all’ultimo non sarà svelato qual’è il nodo che li unisce. I due personaggi appartengono a due periodi storici diversi, ma stanno raccontando la stessa storia. Solo nel finale si guarderanno finalmente negli occhi e si “parleranno” per la prima volta, ballando insieme un simbolico tango.

Il rapporto diretto con il pubblico è di fondamentale importanza: c’è nella scrittura un continuo passaggio dal racconto del passato al racconto del presente e la presenza di un interlocutore, anche se muto (il pubblico, appunto), rende possibili questi salti temporali, evitando che il testo diventi troppo “letterario”. E’ come quando si racconta ad un amico qualcosa che ci è successo: non si bada molto all’esposizione esatta degli avvenimenti: si torna indietro nel tempo con la memoria e poi si va avanti e poi ancora indietro, fino a che alla fine tutte le tessere del puzzle combaciano perfettamente e chi sta ascoltando ha una visione completa dei fatti.
Non ho voluto. di proposito. creare una scena complessa. così che lo spettacolo potesse essere rappresentato anche in spazi non prettamente teatrali, o in teatri piccoli, non tradizionali (senza palcoscenico o con il palcoscenico a livello del pubblico). Pochissimi elementi caratterizzano i due ambienti. Mi sembrava più interessante lavorare proprio sul concetto di “racconto”, privilegiando questo aspetto alla ricerca estetica.
E’ una storia che poteva capitare a chiunque di noi, se fossimo nati e cresciuti in quell’epoca, in quel paese, in quel regime dittatoriale.
E chiunque di noi avrebbe potuto raccontarla.


Francesca Zanni

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   AMLETO IN SALSA PICCANTE di Aldo Nicolaj  

 

Regia Stefano Sandroni

 

La tragedia di Amleto vista, con gli occhi della servitù, dalla cucina del castello di Elsinore. 

       Una sapiente ed esilarante riscrittura in chiave comico-grottesca del capolavoro shakespeariano.
       Il cuoco Froggy, che mal sopporta l’ingiusta accusa di Amleto di essere l’artefice della morte del padre, è l'origine e la molla di tutta la        sanguinosa vicenda.
       Inconfondibile scrittura del "nostro" Aldo Nicolaj che, con arguzia e inconfondibile ironia, in un crescendo di equivoci e situazioni                comiche, regala al pubblico risate e colpi di scena.  

Note di Regia
Abbiamo cercato di trasmettere non solo l'esilarante comicità di Aldo Nicolaj, ma anche la leggerezza con cui i protagonisti, il cuoco Froggy e la moglie Cathy, affrontano le forti emozioni e drammi che i personaggi dell'opera originale portano sulla scena. La recitazione è volutamente sopra le righe, con lo scopo  di prendere un po' meno sul serio i vari personaggi shakespeariani: Amleto, Laerte, Orazio, Ofelia, Gertrude e nel contempo sottolineare il forte potere che la risata può avere nella vita di tutti i giorni, dove, a volte, è importante prendere un po' meno sul serio quelli che ci sembrano dei drammi, cercando di riderci su!

 

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   PICCOLI CRIMINI CONIUGALI di E.E. Schmitt  

Regia Marina Morra 

Gilles e Lisa, una coppia come tante. Da ormai quindici anni si trovano a vivere un apparentemente tranquillo menage familiare.
Un piccolo incidente domestico in cui Gilles, pur mantenendo intatte le proprie facoltà intellettuali, perde completamente la memoria, diventa la causa scatenante di un sottile e distruttivo gioco al massacro.
I tentativi di Lisa di aiutare il compagno a riappropriarsi della sua identità e del loro vissuto comune diventano un percorso bizzarro, divertente e doloroso, che conferma il sospetto di molti: anche la coppia più affiatata spesso è composta da due estranei. Gilles e Lisa avranno un bel da fare per cancellare l’immagine di sé che ciascuno ha dell’altro, percorso che passerà attraverso rivelazioni sorprendenti, scoperte sospettate, ma sempre taciute, rancori, gelosie, fraintendimenti mai chiariti, in una lotta senza esclusioni di colpi.
“Quando vediamo un uomo e una donna davanti al sindaco o al prete, domandiamoci chi dei due sarà per primo l'assassino.” 

Note dell'Autore
«PICCOLI CRIMINI CONIUGALI ha avuto un'adesione violenta da parte del pubblico. All'uscita del teatro le coppie reagivano diversamente a seconda dell'età. I ventenni mi dicevano: “SEI CRUDELE”; i quarantenni: “CHE REALISMO”; i sessantenni : “CHE TENEREZZA”. Avevano tutti ragione: a 20 anni si vorrebbe che l'amore fosse semplice, a 40 anni si scopre che è complicato, a 60 sappiamo che è bello proprio perché è complicato». 

 

 

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   DUCHESSA. FRAMMENTI DI UN ENIGMA di Pinuccio Bellone e Laura Novellini           

 Regia Pinuccio Bellone

 "Abbiamo cercato di capire, al di là delle vicende storiche, quale potesse essere lo stato d'animo di una donna abbandonata a se stessa nel 1500 e quale ruolo giocarono le persone che ebbero a sfiorare la sua esistenza. Ne abbiamo tratto un lavoro che cerca, attraverso la musica, le luci ed i dialoghi scarni, di tracciarne un profilo intimo, doloroso, nudo. Un omaggio ad un personaggio affascinante e poco conosciuto che, per diversi anni, ha toccato la storia della nostra città...seppur in modo triste e tragico, la DUCHESSA BONA DI SAVOIA". 

Duchessa Bona di Savoia  (Avigliana 1449 – Fossano 1503) 

Bona di Savoia, nobile di casata, trascorse la propria infanzia nel castello di Amboise alla corte del Re di Francia, di cui era cognata. Per ragioni di alleanze e di equilibri politici sposò per procura, nel 1468,  il Duca di Milano Galeazzo Maria Sforza. A Milano venne a contatto con un mondo incantato che presto la conquistò. Amò con dedizione, come si conveniva ad una nobildonna del suo tempo, quel suo sposo di forte carattere e fu madre esemplare ed amorevole. Il giorno in cui i congiurati  le assassinarono il marito, nel 1476,  fu per lei un lutto disperante. Presagendo sventure e consapevole del pericolo rappresentato dai cognati per la successione al ducato, insieme al fidato consigliere Cicco Simonetta, prese misure difensive per scongiurare il peggio. Tanto fu determinata e forte a difendere il diritto alla successione del suo primogenito Gian Galeazzo, ancora bambino, quanto fu  fragile e ingenua nel lasciarsi incantare ed adulare dal cognato Ludovico il Moro.  Subì l'affronto di oscure accuse, le fu sottratto il figlio, fu allontanata e segregata, minacciata, guardata a vista, esautorata di ogni potere. Avvilita e sdegnata rinunciò alla tutela del figlio e lasciò Milano. Non trovò più pace. Pianse il figlio prediletto morto precocemente, sospettando fortemente l'avvelenamento da parte di emissari del Moro. Non poté  mai  riabbracciare quel suo figlio adorato, non conobbe la nipotina primogenita che morì piccolissima, né altri della propria discendenza. Nella tenuta di Fossano trascorse gli ultimi tre anni di vita, costretta a mendicare aiuti economici presso il nipote Filiberto di Savoia. Dimenticata e sola, si spense nell'indifferenza il 23 novembre 1503. Il mondo in cui era vissuta l'aveva cancellata da tempo e solo due miseri ceri illuminavano la sua semplice bara. Le cronache dell'epoca narrano che il ponte del castello, al passaggio del feretro, cedette ed il corpo della Duchessa caduto nel fossato non fu mai ritrovato. Ancora oggi si narra che il suo fantasma vaghi per le stanze del castello in cerca della tanto agognata pace. 

 

 

 

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   ULTIMA ORA di Lorenzo Corengia                                  

 Regia Pinuccio Bellone

È la storia di un condannato a morte. Harry ad un'ora dalla sua esecuzione, che avverrà tramite sedia elettrica, viene lasciato da solo. Riflessioni ad alta voce, deliri e ricordi accompagnano gli ultimi attimi di una vita che dovrà cessare per mano dell'uomo, della società. Colpevole o meno, lo si scoprirà solo alla fine, ma non ha molta importanza. Si cerca di entrare nella psicologia di una persona che conosce con estrema precisione l'ora della sua morte. Un viaggio di un'ora, senza ritorno, ad un ritmo incessante che terrà lo spettatore con il fiato sospeso fino all'ultimo e che saprà provocare forti e contrapposte emozioni.

NOTE DELL'AUTORE

Un giorno ho aperto un libro; il libro conteneva la lista completa dei condannati a morte degli ultimi trent'anni negli Stati Uniti d'America; dalla lista ho preso un nome e da questo nome ho scritto una storia. La storia dura un'ora, l'ultima ora di un condannato a morte che conosce con estrema precisione la sua fine. Un viaggio di sola andata che traspira di ricordi e affetti: ultimo appiglio, credo, alla bellezza della vita. 
Innocente o colpevole? Colpevole o innocente? Più la storia prendeva forma, più la domanda diventava scomoda, per me e per il mio personaggio, da cui dipendevo totalmente; la ricerca di una risposta era diventata per me un'ossessione e in quell'ora dovevo averla. Ora, la storia è scritta, una risposta l'ho avuta, ma tante ancora tante domande sono costretto a pormi. 

 

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   TUT PER 'NA PASTILIA                                   

 Regia e adattamento Pinuccio Bellone

LA STORIA 

Per scommessa un dottore fa provare ad un suo amico e collega, felicemente e fedelmente sposato, una sua invenzione, “le pillole d'Ercole”  che fanno sorgere, in chi le prende,  una pulsione ed un eccitamento irrefrenabile. Le pillole saranno la causa delle “disgrazie” del protagonista che si ritroverà, suo malgrado e con la complicità dell'amico dottore, ad affrontare tutta una serie di situazioni poco piacevoli ed a confrontarsi con un gruppo di personaggi che incontrerà durante i tentativi di risolvere il pasticcio. La storia è dunque centrata sui tentativi maldestri, dei due amici dottori, di uscire da questa situazione imbarazzante, con un intreccio di situazioni nate da fraintendimenti ed incomprensioni che si scioglieranno solo nel finale.

NOTE DI REGIA

Mi sono divertito da matti!!! Basterebbero queste poche parole per descrivere ciò che il regista ha provato nell'allestimento dello spettacolo. Divertito a tal punto che durante le prove era difficile restare serio e mantenere “quell'aria severa” che chi dirige deve, necessariamente, avere. Gli attori, alcuni dei quali alla loro prima prova in palcoscenico, sono stati diligenti, precisi e volonterosi ed hanno capito da subito che, il loro scopo, era “divertirsi per far divertire”. Sono contento perché ci sono davvero riusciti e ne avrete prova concreta tra poco quando si aprirà il sipario.  

 

 

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   MOBY GAME di A.Martorello                    

Regia Pinuccio Bellone 

MOBY GAME è liberamente tratto dall'opera “Moby Dick” di Herman Melville in cui Ismael (alter ego dell’autore), sopravvissuto al naufragio della baleniera Pequod, narra le vicende del Capitano Ahab e del suo equipaggio a bordo della nave, a  caccia di capodogli e balene, in particolare dell' enorme balena bianca  Moby Dick.

Nella trasposizione di Antonio Martorello il protagonista Ismael, dopo il naufragio della Pequod e la morte di Ahab con tutto il suo equipaggio, cede i diritti del suo scritto alla “Texas Instruments” che li utilizza per produrre un videogioco intitolato appunto MOBY GAME.

Il capitano AHAB, irascibile e scontroso come sempre, verrà riportato in vita ogni qualvolta un giocatore inserirà una moneta nel video game, avendo così la possibilità di raggiungere lo scopo della sua vita: uccidere Moby Dick, la balena bianca. Ma dovrà fare i conti con la nuova realtà “virtuale” che gli è stata cucita addosso e che ha radicalmente trasformato i componenti del suo fidato equipaggio e dovrà, necessariamente, adeguarsi al gioco che Ismael, il giocatore, deciderà per lui. 

 

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   TALIANSKI KARASCIO' ... ITALIANI BRAVA GENTE di Pinuccio Bellone         

 Regia Pinuccio Bellone 

Talianski Karasciò”, italiani buoni, italiani tutto bene. Così la popolazione russa degli anni 1942-43 identificava gli alpini delle divisioni Cuneense, Tridentina e Julia che furono inviati a combattere al fronte della steppa lungo il fiume Don.

La compagnia teatrale La Corte dei folli di Fossano (CN) ha fatto propria questa espressione dei poveri contadini delle isbe ideando uno spettacolo che porta tale nome. Il punto di partenza narrativo sono gli scritti di Mario Rigoni Stern, Giulio Bedeschi e Silvio Bertoldi riadattati per le esigenze di scena.
“Talianski karasciò, niemetzi niet karasciò”… “Gli italiani sono buoni i tedeschi no”. È un modo di dire diffuso tra i russi del secolo passato. Lo spettacolo racconta in particolare degli alpini della Cuneense che partirono dalle nostre vallate, da Fossano, Sant'Albano Stura, Mondovì, Cuneo. Una voce narrante fa da filo conduttore e ripercorre la vicenda attraverso la corrispondenza epistolare tra tre alpini al fronte e le rispettive famiglie, lettere semplici e toccanti che rendono molto viva la drammaticità del momento. In chiusura l'incontro intenso e profondamente umano di una contadina russa, Irina, con il soldato ritrovato morente su una delle tante slitte utilizzate dalle divisioni per trasportare i numerosi feriti. 

 A rendere ancora più viva la forza evocativa dello spettacolo sarà la musica dal vivo; le canzoni tipiche della tradizione alpina si alterneranno alle canzonette dell'epoca tra cui “Mille lire al mese”, “Ma l'amore no” e “Il pinguino innamorato”. 

"Talianski Karasciò" è stato anche richiesto da numerose scuole elementari, medie e superiori, utilizzato a scopo didattico per raccontare alle nuove generazioni una pagina della storia del nostro Paese. 

 
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   I CANTASTORIE                       

 Regia e adattamento Lino Grasso

Spettacolo canoro, liberamente tratto da "C'è chi vole e chi non pole, grassie l'istesso"di Gipo FARASSINO

 

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   NOVECENTO di A.Baricco                        

 Regia Stefano Sandroni 

Anche quest'anno “La Corte Dei Folletti” conclude il suo percorso di crescita attraverso il teatro, regalandoci tutto quello che i ragazzi hanno imparato in sette mesi di intenso e duro lavoro. Lo scorso anno erano 8 “gabbiani”. Questa volta saranno 14 giovani che ci racconteranno una storia, e più precisamente sarà la storia di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento. Ormai questo nome risuona nelle menti dei nostri ragazzi come il nome di un amico che insieme abbiamo imparato a conoscere e ad amare. La cosa che più ci ha affascinati di questo personaggio è stata la sua forte personalità che lo porta ad avere una sua particolare visione del mondo, dove ognuno cerca la propria dimensione per essere felice. Ci racconteranno la storia di Novecento nell'unico modo a loro congeniale: INSIEME. Saranno sempre tutti in scena senza mai lasciarsi un momento. Perché? Beh, perché non riusciamo più a staccarli! Il gruppo che si è creato è qualcosa di straordinario che si alimenta con la fiducia e l'affetto che lega tutti i suoi membri senza alcuna eccezione.  

Questo lavoro ha messo a dura prova la pazienza, la costanza, la disciplina e la tenacia dei nostri folletti, ma loro ne sono usciti vincitori sotto tutti i punti di vista. Tirando le fila di un anno di lavoro, tutta la Corte dei Folli non può che essere soddisfatta e orgogliosa dei suoi “folletti”. Spero quindi apprezzerete questo nostro lavoro, nato dalla volontà di quattordici giovani ragazzi e ragazze, di esprimere quello che hanno dentro e di dimostrare, prima di tutto a loro stessi, quanto essi siano speciali. 
A nome mio e di tutti i “folletti”, vogliamo ringraziare tutto lo staff della Corte dei Folli, i genitori dei ragazzi e tutti coloro che ci hanno sostenuto in questa nostra splendida avventura. GRAZIE! 

 
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   IL GABBIANO JONATHAN LIVINGSTON di Richard Bach  

Regia Stefano Sandroni 

E dopo 8 mesi di duro lavoro...eccoci! Siamo alla fine! Come prima esperienza della “Corte dei Folletti”, il progetto non poteva chiedere elementi migliori: tenaci, disciplinati, pieni di passione e di energie che non aspettavano altro che essere buttate fuori e riversate su di un palcoscenico. “La Corte dei Folletti” è un progetto nato dall'idea di creare uno spazio per i giovani, in cui essi potessero sperimentare l'esperienza del teatro, non solo come costruzione e messa in scena di uno spettacolo, ma soprattutto come momento formativo di crescita personale.
Ed è proprio su questo concetto di crescita che lo scrittore Richard Bach fa ruotare l'intera vicenda del gabbiano Jonathan. Come lui i nostri ragazzi hanno lavorato sodo per oltrepassare i propri limiti e per dimostrarci che la passione, l'impegno e la disciplina, se applicati con tenacia e costanza, possono davvero farci volare alto, compiendo le imprese più straordinarie. Ringrazio tutti i folletti e tutto lo staff della Corte dei Folli che ancora una volta mi hanno reso fiero di essere un “Folle”.

 

 

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   LA VERITA' DELL'ASSASSINO  di Marco Santaniello         

Regia Pinuccio Bellone

Il cadavere di Adolfo Fuentes è stato ritrovato in un vicolo del centro storico di Roma. L'indagine viene assegnata ad un giovane Commissario di Polizia, Vittorio Pacelli, che interroga in Commissariato i vari testimoni. Chi era Adolfo Fuentes? Perché è stato assassinato? Il commissario Pacelli, coadiuvato dall'Agente Lucenti, cerca di dipanare la matassa e di stabilire LA VERITA'…. Ci riuscirà, alla fine di una notte di indagini e di interrogatori, scoprendo che, al di là della verità oggettiva, ne esiste un'altra, altrettanto significativa e reale… LA VERITA' DELL'ASSASSINO!

NOTE DI REGIA

“Adattamento teatrale dell'omonimo racconto col quale Marco SANTANIELLO ha partecipato alla XIV° Edizione del Premio Letterario “FOSSANO IN GIALLO”, risultando tra i quattro finalisti. Una storia avvincente, cruda, che riporta il pubblico a vicende che affondano le loro radici nella nostra storia “dell'altro ieri”. Gli attori de “la corte dei folli” si sono dovuti cimentare, con bravura e professionalità, con le varie sfaccettature psicologiche con le quali l'autore ha sapientemente “colorato” i personaggi che animano questo intrigo romano. A voi giudicare se il lavoro svolto risulta efficace tanto quanto lo è il racconto.” 

 

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  11.11.11. PERCORSI "noir" nel Castello degli Acaja            

Regia Pinuccio Bellone

 

Percorso "noir"  all'interno del Castello degli Acaja di Fossano (CN), illuminati solo da torce. I racconti del terrore (Guy de Maupassant, Edgar Allan Poe, ecc.) presentati dai nostri "folli".

 

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  12. LA PAROLA AI GIURATI (Twelve Angry Men)  di Reginald Rose           

Regia Pinuccio Bellone

Agosto 1954. New York, tribunale. Le dodici persone arrabbiate sono i 12 giurati componenti la giuria popolare che si ritira in camera di consiglio, in un caldissimo pomeriggio di metà agosto, per emettere un verdetto in un processo nei confronti di un ragazzo di 18 anni accusato di parricidio. In accordo con la legislazione americana (ora come allora), il verdetto (di colpevolezza o innocenza che sia) deve essere espresso all'unanimità. Un verdetto non unanime porta alla ripetizione del processo. Il processo pare non lasciare adito al dubbio; alcune testimonianze inchiodano il ragazzo alle sue responsabilità che paiono, da subito, chiare e definitive. I giurati pensano di sbrigare la faccenda in poco tempo emettendo un giudizio di colpevolezza che condannerà il ragazzo alla pena capitale.

La vicenda però si complica da subito, quando uno dei Giurati, non convinto sulla colpevolezza dell'imputato, solleva dei dubbi sulle testimonianze e su come è stata impostata la difesa d'ufficio. Con una finezza psicologica pari alla sagacia dialettica, cerca con tenacia di convincere gli altri 11 a riesaminare il caso, smantellando la superficialità e i pregiudizi dei suoi colleghi nel nome di “un ragionevole dubbio”.

Tra i 12 inizia un dibattito serrato, a volte violento, che li tratterrà più di quanto pensavano nella "fornace" della camera di consiglio, fino all'epilogo con sorpresa.

Il copione sfrutta ottimamente molti elementi importanti: le testimonianze, incredibilmente contrastanti, rievocate e interpretate da ogni giurato; il rapporto fra un membro e l'altro della giuria in un caso di vita o di morte; il tipo emotivo di ogni singolo giurato; alcuni problemi pratici come il caldo, l'orario e la scomodità della stanza.

La battaglia dialettica tra dodici persone chiuse in una stanza è metafora della nostra società con tutte le sue contraddizioni, le sue discriminazioni, le sue paure, le sue violenze.

 

 

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   PRIMA PAGINA di  di Ben Hecht e Charles McArthur        

Regia Pinuccio Bellone

 Lo spettacolo

Tribunale di Chicago 1929. I giornalisti aspettano l'esecuzione dell'anarco-marxista Earl Williams, condannato con la falsa accusa di omicidio. Il reporter Hildy Johnson, che ha deciso di sposarsi e lasciare la vita del cronista per quella del pubblicitario, resiste al suo cinico direttore che tenta di trattenerlo. Ma il condannato fugge e casca in braccio proprio a Johnson...

NOTE DI REGIA
Tutta costruita su battute fulminanti e ritmi vorticosi, "Prima Pagina" mette in risalto il rapporto tra il mondo dei cronisti, il loro direttore e la legge, riassumendo pregi e difetti di una categoria che non appartiene soltanto ad una classe sociale americana, ma a tutto il mondo dell'informazione.
La commedia, ricca di gag e di situazioni comiche, è anche una coraggiosa denuncia sui limiti del diritto di cronaca e sull'assurdità della pena di morte. In sintesi questo è lo spirito che anima “Prima pagina” di Ben Hecht e Charles Mac Arthur, già consacrata al successo da tre pellicole cinematografiche tra cui il film omonimo firmato da Billy Wilder con Jack Lemmon e Walter Matthau. Due personaggi così ricchi di furbizia e simpatia da restare a lungo nel cuore della gente.
La forza dell'impianto sta proprio nella lucida alternanza di situazioni assolutamente comiche e imprevedibili, con visioni ferocemente realistiche di una stampa connivente e di un politico subdolo che non esita a sacrificare la vita di un uomo alla sua sete di potere. Per contrappunto non è difficile rilevare una calda partecipazione, da parte degli autori, al dramma del condannato, crudelmente braccato dai giornalisti ansiosi di notizie e dagli uomini della legge, non tanto preoccupati del rispetto di questa, quanto dalla salvaguardia dei propri interessi.
Questa spietata e movimentata caccia all'uomo, condotta non in nome di un ideale di giustizia ma per pura e semplice soddisfazione di bassi e meschini interessi, dona, all'atteggiamento dei protagonisti ed alla commedia, un carattere di grottesca sproporzione in cui, al disopra della risata, affiora un gelido, tremendo giudizio. 

 

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     L'IMPAREGGIABILE DOLLY di Thornton Wilder        

Regia Pinuccio Bellone e Giovanni Mellano

 La piccola cittadina di Yonkers e la metropoli di New York fanno da sfondo alle vicende del nostro spettacolo.

Dolly Levy, infaticabile e vulcanica “mediatrice d'affari”, sempre pronta a risolvere i problemi dei suoi assistiti, ha l'incarico di trovare la moglie ideale al vedovo, ricco e scorbutico commerciante Orazio Vandergelder. Riuscirà nel suo intento o per la prima volta dovrà diventare cliente di se stessa e soddisfare le sue esigenze ancor prima di quelle di Orazio? Per far questo dovrà necessariamente intrecciare le vicende degli altri protagonisti della storia in un'incalzante sequenza di situazioni divertenti e paradossali.
Questo nostro lavoro trae ispirazione dalla commedia “The Matchmaker” di T. Wilder e dalla sua rielaborazione nel famosissimo musical “Hello Dolly” interpretato da Barbra Streisand e Walter Matthau.

 
Il belvedere        IL BELVEDERE di Aldo Nicolaj     

Regia Pinuccio Bellone

Un uomo cerca di bloccare una donna che vuole gettarsi dal belvedere. Nel tentativo di farla ragionare cade nella sua rete e inizierà a vedere la propria vita in toni cupi, fino a scegliere volontariamente il suicidio.

 
Nicolaj La signora e20 picc      LA SIGNORA E IL FUNZIONARIO di Aldo Nicolaj     

Regia Pinuccio Bellone

Un funzionario trova nel suo ufficio una misteriosa signora che gli annuncia un’imminente rivoluzione. Dopo scene di paura e di minaccia, la signora confesserà che per vincere la solitudine si diverte a spaventare i funzionari.

 

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    OTTO DONNE di Robert Thomas           

Regia Pinuccio Bellone

L’AMBIENTE
Costumi vivaci per un ambiente “noir”, tetro quanto basta, con gli armadi a simboleggiare i contenitori delle paure delle protagoniste, veri scheletri inconfessabili, almeno apertamente, quando tutto procede bene. La loro casa è una gabbia per la loro personalità ed una lancia appuntita trafigge la porta del rifugio dell'unico maschio presente…come un presagio...volto a cambiare per sempre la loro esistenza.

LA TRAMA
E' inverno e in un'isolata casa della campagna francese il quieto vivere e la composta armonia di una famiglia, a ridosso delle festività natalizie, vengono travolti da uno sconcertante delitto. Il capofamiglia, MARCEL, viene assassinato. Chi è la colpevole tra le otto donne di casa?...MAMY, la suocera dal passato misterioso o GABY, la moglie, odiosamente borghese?... PIERRETTE, la sensualmente ambigua sorella del morto o AUGUSTINE, la cognata zitella, acida ed insoddisfatta?... CATHERINE la figlia più giovane, impenitente e dispettosa o SUZANNE, la figlia maggiore dall'apparenza candida ed ingenua?... LOUISE, la nuova cameriera, fascinosamente perversa o CHANEL, la governante depositaria dei segreti di famiglia?
L'assassino le ha isolate…chi dice la verità e chi mente?...Il cerchio si chiude poco a poco tra emozioni, sospetti e colpi di scena per una commedia vivace, arguta ed intrisa di enigmi…dove tutto non è assolutamente ciò che sembra in realtà!

NOTE DI REGIA
Una commedia, un giallo, un omicidio, un viaggio nell'universo femminile e nelle sue mille sfaccettature tra paradossi, vendette, lacrime e confessioni inconfessabili, un confronto tra un maschio invisibile, ma sempre presente e la personalità sconvolgente delle otto protagoniste. Si sono misurate con questo le otto donne della Corte dei Folli e durante i lunghi mesi di prove hanno affrontato le loro paure, le mie ire, le pagine di un copione difficile da realizzare, ma hanno saputo toccare, con bravura e tenacia, la vasta gamma di sfumature e di caratteri che possiede “l'altra metà del cielo”…qualcosa di tremendamente difficile da comprendere per noi uomini. Ciò che vedrete stasera…riso e pianto, sospetti ed amicizia, attacchi d'ira e di cuore, follia e raziocinio, malignità ed amore, malizia ed inganno…deve farci capire che nessuno di noi può essere “ingabbiato in un carattere”…perché siamo diversi nel bene e nel male…e quando qualcosa ci accade, qualcosa di strano o inaspettato, magari un omicidio, quel che si ha nell'animo è giusto gridarlo, urlare il proprio credo, cantare la propria personalità. Queste “mie” splendide otto “assassine” lo hanno fatto in modo superbo e per me è stato un privilegio dirigerle. 

 

corto circ

 

 

 

    MA-LE-FEMMINE di Aldo Nicolaj          

Regia Pinuccio Bellone 

“Il telegramma”  con Stefania GIUBERGIA / Cristina VIGLIETTA

“L’autografo” con Cristina RIVOIR

“Corto circuito” con Barbara MORRA

“Sale e tabacchi” con Marina MORRA

“Il Belvedere” con Annalisa Delpiano e Walter Lamberti

IL BELVEDERE Un uomo cerca di bloccare una donna che vuole gettarsi dal belvedere. Nel tentativo di farla ragionare cade nella sua rete e inizierà a vedere la propria vita in toni cupi, fino a scegliere volontariamente il suicidio.

IL TELEGRAMMA - Laura Rossi, attrice squattrinata e in cerca di collocazione da più di un anno,  alle prese con attese, ansie e frustrazioni mai come oggi così legate a questo mestiere. Un monologo frizzante, scoppiettante e dal ritmo serrato che vede come protagonista un’attrice che ha davanti a sé l’occasione professionale attesa da una vita, girare un film in Francia con un cast internazionale d’eccezione. A separarla dalla realizzazione di questo sogno potrebbe essere solamente l’arrivo di un nefasto telegramma che, a solo un paio d’ore dal volo aereo che dovrebbe condurla alle pendici della Tour Eiffel, potrebbe avvisarla del rifiuto del regista di investirla del ruolo di co-protagonista. Arriverà la terribile missiva? Oppure si coronerà il sogno di questa ambiziosa e strampalata attrice? “Il telegramma” offre uno scrigno di ironia, sagace umorismo e coinvolgente pathos che chiudono la serata col sorriso sulle labbra di ogni singolo spettatore. 

 
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   INRI ... IN VERITA' VI DICO di Pinuccio Bellone     

Regia Pinuccio Bellone 

Pilato aveva scritto anche un cartello e l'aveva posto sopra la croce.
Vi era scritto: “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei”.
Molti Giudei lessero questo cartello, perché il luogo dove fu crocefisso Gesù era vicino alla città ed era scritto in latino, ebraico ed in greco.
I sacerdoti capi dei Giudei dissero allora a Pilato:
“Non lasciare scritto il re dei Giudei, ma scrivi , costui disse sono il re dei Giudei”.
Rispose Pilato; ” Ciò che ho scritto, ho scritto”.
Vangelo secondo Giovanni, 19 (19-22)

Una semplice scritta, incisa sopra un pezzo di legno inchiodato ad una croce, ci ha dato lo spunto per presentare, in forma insolita, le vicende delle ultime ore terrene del Cristo. Abbiamo voluto dar voce anche a chi, nei quattro Vangeli, voce non ha. Per comprendere, noi per primi, quali potessero essere i sentimenti di chi visse, ai margini del racconto evangelico, ma con presenza viva ed importante, questa storia immortale.
Il demonio che guida i pensieri di Giuda, di Caifa e di Ponzio Pilato, il velo della Veronica, il sogno di Claudia, il dolore di Simon Pietro, la rabbia di Giovanni e le certezze di Maria di Magdala fanno da contorno alle vicende narrate dai quattro Evangelisti ed allo splendido ed intenso lamento antico, ai piedi della croce, di una madre piena di angoscia e di pena nel “Compianto della Madonna” di Jacopone da Todi.
Il tutto supportato da musiche idonee, da una scenografia scarna e da appropriati “vestiti” di scena… per non disturbare l'atmosfera di queste vicende, di questo mistero che da due millenni affascina il genere umano. 

 
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   UNA STORIA DEL PORTO di Paolo Delpino  

 Regia Pinuccio Bellone 

LA STORIA

Che cosa trasporta la nave chiamata “Stella Maris”? … Chi è Dora Lars?

Perché Sebastian Almaro, malavitoso e contrabbandiere, viene trasformato in “poliziotto” e mette a rischio la propria vita per risolvere il mistero di questa nave olandese? … Chi sta facendo il doppio gioco? …e perché?
Al porto di Delsa attracca una nave che trasporta un carico “pericoloso” e l'ispettore Bator avvia le indagini grazie alla “soffiata” di una voce misteriosa ed anonima.
Ma chi è la vera guardia… e chi è il vero ladro in questo gioco intricato che si svolge sulle banchine del porto di questa immaginaria città di mare…

PAOLO DELPINO bolognese, giallista per vocazione, milanese d'adozione ha partecipato con questo racconto all'edizione 2002 di “Esperienze in Giallo risultando tra gli otto finalisti.  

 

 

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   QUEL SIGNORE CHE VENNE A PRANZO di Kaufmann e Hart     

Regia Pinuccio Bellone e Giovanni Mellano

 LA STORIA 

E’, nella sostanza, la caricatura feroce e clamorosa di un famoso divo della radio americana degli anni ’30: il barbuto Monthy Woolley, giornalista e scrittore dallo spirito diabolicamente caustico, amico-nemico di tutte le celebrità del tempo, temuto e riverito nel mondo del cinema e del teatro. La commedia ne fa un ritratto perfetto nel personaggio di SHERIDAN WHITESIDE il quale, durante un giro di conferenze ed a seguito di un banale infortunio, è costretto a passare alcune settimane su di una sedia a rotelle in una cittadina dell’Ohio, Mesalia, in casa dei Signori Ghita ed Ernesto Stanley, dove era stato invitato a pranzo. Questa sua degenza forzata riesce ad esasperare il suo comportamento bizzoso ed esigente ma anche a rendere parecchio difficile la vita tranquilla dei suoi ospiti.

Quel signore che venne a pranzo è una fioritura esuberante di situazioni imprevedibili, di fantasie esagitate, quasi farsesche, degne di quel pieno abbandono con cui sanno ridere gli americani. Ma è anche il “revival”, a sorpresa, di un mondo ancora felice e di personaggi che hanno costruito la storia di circa mezzo secolo di cinema (Samuel Goldwin, Joan Crawford, Greta Garbo, Marlene Dietrich), di teatro d’opera (Arturo Toscanini e Tito Schipa), di letteratura (Herbert G. Wells e Sommerset Maugham), di politica (Anthony Eden, il Mahatma Gandhi ed Hailè Selassiè), del Jazz degli anni d’oro (su alcuni dei motivi resi famosi da Ella Fitzgerald e da Louis Armstrong, vengono cantate parti del dialogo originale e costruiti altri inserti musicali). Tanti i personaggi in scena (una trentina) ma tantissimi i personaggi in vario modo evocati: comparse invisibili ma tutte presenti più che mai durante lo scorrere incalzante, sorprendente, comico ed a volte grottesco di questa curiosa, straordinaria commedia.

                                                      Giovanni Mellano e Pinuccio Bellone  

 

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   LA CITTADINA BENSO di Pinuccio Bellone          

Regia Pinuccio Bellone

 

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  PINOCCHIO  adattato da Pinuccio Bellone    

 Regia Pinuccio Bellone

I bellissimi burattini di Luigi FRANCOLINO prendono vita grazie alle voci de "La Corte dei Folli! in un teatrino fantastico e divertente che fa rivivere la magia e la bellezza di questa favola per grandi e per piccini.

 
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  INDOVINA CHI UCCIDE A CENA (cena con l'assassino)  di Pinuccio Bellone    

Regia Pinuccio Bellone

Cena con spettacolo

 

  

 

 




 

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