Nel nome del padre

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NEL NOME DEL PADRE
di Luigi Lunari
regia: 
STEFANO SANDRONI
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LA LOCANDINA: SCARICA 
  con   

CRISTINA VIGLIETTA - Rosemary

PINUCCIO BELLONE - Aldo

 

e con la partecipazione di

GIULIA CARVELLI e FRANCESCO COSTAMAGNA

 

 Scenografie 

MICHELE TAVELLA

GIANFRANCO SAROTTO

 

 Sartoria  

CARLA LINGUA

 

 Trucco 

AGNESE FISSORE

 

 Audio e luci  

FABRIZIO ARMANDO

 

 Assistenti alla regia 

LICIA CUMERLATO

GIULIA CARVELLI

 

 

DICONO DI NOI

http://www.lafedelta.it/Fossano/Lunari-scrittura-due-attori-fossanesi

 

http://www.lacortedeifolli.org/images/17-12-06_FEDELTAX045G1Q_033.jpg

 

UMBERTO BELLOTTI - articolo LA PIAZZA GRANDE 5-12-2017

 

 i COMMENTI del PUBBLICO  

leggi i commenti del pubblico

 

 

 

 DEDICA DEL MAESTRO LUIGI LUNARI  

ll colpo di fulmine ha un'occasione precisa. Il Premio teatrale nazionale “la Maschera d'oro” di Vicenza, nel febbraio del 2015 dove al sottoscritto accadde di vedere La Corte dei Folli, impegnata nei “Piccoli crimini coniugali” di E.E. Schmitt. Ho recensito lo spettacolo iniziando con un liberatorio “Oh, finalmente!”, dopo le tante noiose serate cui mi costringeva il mestiere di cronista teatrale. Ma la cosa non finì lì: letteralmente conquistato dalla bravura dei due protagonisti – Cristina Viglietta e Pinuccio Bellone, tanto per non far nomi – mi è subito venuto in mente che anch'io avevo scritto un testo a due, che poteva – come si suol dire – “andar bene per loro”. Gliel'ho mandato, e la loro reazione è stata subito più che positiva. Si trattava del resto di un testo abbastanza collaudato e illustre, scritto nel 1997, tradotto in otto o nove lingue, portato in scena anche a Tokyo e a New York (Broadway, non il Greenwich Village!), in Canada e a Mosca. Titolo – come il lettore di questa nota avrà immaginato - “Nel Nome del Padre”.
I due Folli della Corte mi dissero subito che l'avrebbero fatto: una volta però esaurite le repliche e la circuitazione dei “Piccoli crimini coniugali.” Mi misi pertanto in lista d'attesa, sperando solo – quando fosse giunto il mio momento – “di essere ancora tra noi”, come dico sempre scaramanticamente quando si tratta del futuro. Ebbene: “Nel Nome del Padre” va in scena a Fossano, ed io sono qui, smanioso di vederlo, ed eccitato all'idea. Di più però non dico, ligio al principio che un testo teatrale deve “parlare da sé”.
Qualcosa piuttosto mi va di dire, colpito da una frase in cui La Corte dei Folli si auto definisce “piccola compagnia amatoriale”. Beh, credere a tanta modestia mi riesce difficile! Basta guardarsi in giro per vedere come sia evanescente la linea di confine tra amatori e professionisti; al punto che anche al teatro succederà quello che qualche decennio fa successe al tennis, quando cadde la barriera tra dilettanti e professionisti tutti si ritrovarono a competere negli stessi tornei. Le stagioni dei grandi teatro ospiteranno gli uni e gli altri, e anche gli Assessori si accorgeranno che non val la pena spendere un patrimonio per un ciliegione televisivo e che il prodotto casalingo è buono come la cucina della mamma. La libertà di cui godono gli amatori già li designa come protagonisti del teatro nel futuro, quando i professionisti saranno sempre più schiavi delle degradanti leggi del mercato. E comunque, tanto per dire pane al pane e vino al vino: vogliano ricordarci, una volta per tutte che l'Arca di Noè è stata fatta da un dilettante, e il Titanic da professionisti?

Luigi Lunari, Novembre 2017

 

 

 LA STORIA  

Una donna ed un uomo si ritrovano in una sorta di limbo, un “non-luogo” e “non-tempo” che i due sono costretti a condividere con l'intento di liberarsi dal proprio drammatico passato per adire finalmente ad una meritata pace eterna. Rosemary e Aldo, realmente esistiti, provengono da due mondi opposti e sono figli di due famosi uomini politici, di contrapposte posizioni ideologiche, che hanno segnato la storia.
Lei figlia di un diplomatico capitalista, vero e proprio protagonista del mondo del potere e del danaro, lui figlio di un leader comunista, perseguitato politico costretto all'esilio all'estero per molti anni.
Entrambi i figli sono rimasti irrimediabilmente schiacciati dalla personalità e dalle ambizioni – pur così diverse – dei loro padri, pagando un prezzo durissimo.

Una “commedia sentimentale” – come la definisce Lunari stesso - che si sviluppa nel dramma di questi due personaggi che si svelano gradualmente, attraverso un dialogo serrato e liberatorio a tratti ironico, tenero, duro e commovente, che li porterà, nel comune addormentarsi nella morte, verso un meritato lieto fine.

 

 

 NOTE DI REGIA 

"Io non sono attrezzato per la vita"
Fin dalla prima lettura del copione queste parole hanno rimbombato nella mia testa come un'eco. Cosa significa per una persona non avere la capacità di stare al mondo? Provate ad immaginare cosa può voler dire per una persona non avere gli strumenti adatti per vivere come gli altri si aspettano. Non essere all'altezza del compito, delle aspettative. Ci si ritrova fermi, immobilizzati senza la possibilità di fare nulla, se non subire passivamente ciò che altri decidono per noi, sentendosi sempre “sbagliati”.
Se poi questa persona è un bambino e questo ”altro” è un genitore…
Aldo e Rosemary dovranno sciogliere questi nodi che li tengono ancorati al loro passato, dovranno spogliarsi delle zavorre che impediscono loro di andarsene, lasciandosi alle spalle una vita a metà, perché l'altra metà, a loro, è sempre stata negata. Nel nostro allestimento gli attori agiranno in un ”non-luogo” e in un ”non-tempo”, dove i ricordi e i rancori si mischieranno alle confidenze e alle confessioni che, come una lenta svestizione, porteranno i due protagonisti ad abbandonare ciò di cui la vita li ha sempre vestiti, ritrovando così “abiti” nuovi con cui proseguire.

Siamo onorati di portare in scena un testo del maestro Luigi Lunari, che ci ha permesso di conoscere nel profondo due anime umane nelle quali tutti possiamo rispecchiarci, per un aspetto o per un altro. Non posso che ringraziare con tutto il mio affetto Pinuccio e Cristina, che hanno avuto fiducia in me per questo nuovo folle progetto e che, sono certo, non mancherà di coinvolgere ed appassionare il nostro pubblico.

Aldo e Rosemary in vita non si sono mai conosciuti, ma portando in scena la loro storia e unendoli nel ricordo, vogliamo credere che, ovunque siano in questo momento, stiano viaggiando insieme in pace e liberi… finalmente.

Stefano Sandroni

 

 

 NOTE DEGLI INTERPRETI  

Quando abbiamo ricevuto la telefonata di Luigi Lunari che ci comunicava l'intenzione di affidarci questo suo meraviglioso lavoro l'emozione è stata fortissima.
Fin dalla prima lettura ci siamo letteralmente innamorati di questi due personaggi, due persone realmente esistite. Abbiamo imparato a conoscerli, ci siamo appassionati leggendo le loro vicissitudini terrene, ci hanno incuriosito, commosso, fatto sorridere e intenerito.
Abbiamo condiviso questo nostro percorso con amici che, fin da subito, hanno creduto nel progetto ed hanno voluto accompagnarci nella preparazione di questo straordinario spettacolo.
Il nostro grazie va a Michele e Gianfranco per aver dato vita alle nostre “visioni” sceniche, a Licia e Giulia per la loro presenza costante e per i loro preziosi consigli, a Fabrizio per la precisione della sua regia tecnica, a tutti i folli che a vario titolo ci hanno supportati, ma in particolare il nostro grazie va al nostro instancabile regista Stefano per averci guidato con pazienza ed entusiasmo nella conoscenza di questi due personaggi e nella ricostruzione dell'incredibile storia delle loro vite.

Il nostro pensiero, prima di andare in scena, corre sul filo del ricordo dell'amica Marina Morra che aveva iniziato questo percorso con noi e che ha dovuto abbandonare prematuramente per calcare altri palcoscenici, quelli che dimorano nel cuore di ciascuno di noi che l'abbiamo conosciuta ed amata.

Grazie a Luigi per aver regalato questo capolavoro al teatro italiano, per aver avuto il coraggio di regalarlo a noi.

Rosemary ed Aldo, due anime straordinarie che in questi mesi abbiamo imparato a conoscere ed ad amare vestendo i loro panni, con le loro paure, i sogni, le debolezze, l'ironia ed il loro essere stati parte di un mondo che non li meritava e che non ha capito fino in fondo la loro unicità. E siamo certi che resteranno nel cuore e negli occhi di chi assisterà allo spettacolo e avrà la curiosità di saperne di più sulla loro storia e sulla loro vita.

Cristina & Pinuccio

 

 

 NOTE DELL'AUTORE 

NEL NOME DEL PADRE, scritto da Luigi Lunari nel 1997. 

Il germe primo di "Nel nome del Padre" risale al dicembre del 1993, quando mi imbatto in una pagina del "Giornale", allora di Montanelli, nella quale, sotto il titolo di "Un giallo lungo trent'anni" si annuncia che è stato "Ritrovato in una casa di cura di Modena un certo "Aldo" dal carattere contorto e difficile, con tratti schizofrenici e autistici, insuperabilmente solo, che confessa di non ricordare di essere mai stato bambino, e che chiede, al giornalista che lo incontra, com'era suo padre... Non so perché: ho ritagliato quell'articolo e l'ho messo in una cartelletta rossa, e lì l'ho lasciato assieme a molte altre cose. Poi, molti mesi dopo, in un numero del" Sundey Times" di Londra mi ha colpito un trafiletto a metà pagina, in cui si accennava alla sorte di "Rosemary", ricoverata in una lussuosa casa di cura, dopo essere stata lobotomizzata , per volontà e decisione di suo padre che ne sentiva imbarazzante la presenza. Lei, Rosemary, che a suo padre scriveva parole lancinanti, quasi scusandosi di essere diversa, operata al cervello ed "eliminata" a ventun anni, nel 1941, sopravvivrà a tutti, per spegnersi — per quel poco che aveva da spegnere — nell'anno di grazia 2005 mentre Aldo morirà, ancora degente in quella clinica modenese, nel 2011. Ancora una volta non so perché: ma ho ritagliato anche quel trafiletto e l'ho messo nella stessa cartella di cui sopra. Poi, in quella cartelletta, o più verosimilmente nel cervello del sottoscritto, i due ritagli si sono accostati, si sono fusi insieme come per un fenomeno stereochimico, e Aldo e Rosemary si sono incontrati ed hanno cominciato a dialogare e a confrontarsi. Dopo una gestazione insolitamente breve per le mie abitudini nasce "Nel nome del Padre".... Ma qui il sipario si apre e l'Autore si tace: "Nel nome del padre" deve parlare da sé. 

Luigi Lunari

 

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