TANGO di Francesca Zanni

TANGO locandina DEF NEUTRA

 
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TANGO
di Francesca Zanni
regia: PINUCCIO BELLONE
 
con
Giulia Carvelli e Stefano Sandroni
con la partecipazione di
Susi Lillo e Piermario Mameli
back stage 
Gianfranco Sarotto
Carla Lingua
Licia Cumerlato
aiuto regia 
Cristina Viglietta

 

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LA LOCANDINA: SCARICA
 
  FOTOGRAFIE   
Rossana Manassero
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 LA STORIA  

"Avete mai ballato il tango? Avete mai provato? Ballare il tango è una cosa che non si può spiegare con le parole, bisogna sentirlo dentro. Un bravo ballerino può far ballare anche chi non ha mai studiato un passo in vita sua. Perchè l'importante non è la tecnica, è il cuore"

In un ambiente unico (che poi scopriremo rappresentare due luoghi diversi) un uomo e una donna raccontano la loro storia parlando direttamente al pubblico. L’uomo e la donna non parlano mai tra di loro, ma i loro monologhi si intrecciano e il loro racconto a volte sembra combaciare: si capisce che le loro vite scorrono parallele e stranamente incrociate, ma fino all’ultimo non sarà svelato qual’è il nodo che li unisce. I due personaggi appartengono a due periodi storici diversi, ma stanno raccontando la stessa storia. Solo nel finale si guarderanno finalmente negli occhi e si “parleranno” per la prima volta, ballando insieme un simbolico tango.

 

  NOTE DELL'AUTRICE  

In scena, due vite scorrono parallele. I due protagonisti vivono due tempi diversi, non parlano mai tra loro, ma condividono la forza della giovinezza, l'orrore per la perdita dell'identità e la passione per il tango.
Le loro vite sono stranamente incrociate, legate indissolubilmente.
Non si conosceranno mai, ma si assomigliano. “Tango” racconta un pezzo di storia dell'umanità che qualcuno preferirebbe dimenticare.
Un articolo su un quotidiano, che parlava dei figli rubati dei desaparecidos argentini, così è nato “Tango”.
Era il 1999 e a ripensarci oggi sembra un secolo. Eppure, nonostante siano passati 17 anni, la questione dei desaparecidos e dei figli sottratti ai loro genitori resta prepotentemente attuale, come se questa storia non riguardasse soltanto la Storia di un solo Paese – l'Argentina – ma fosse una storia che ci riguarda tutti, chi c'era e chi non c'era; chi sapeva e chi no; chi vuole ricordare e chi si volta dall'altra parte.
Allora, volevo fortemente che questa storia fosse divulgata, sentivo l'esigenza fortissima di dare voce a chi non poteva più parlare. Pur non avendo una storia personale legata in alcun modo a quella argentina, pur non avendo - fino ad allora - mai parlato dell'argomento con persone coinvolte, per una di quelle incredibili “coincidenze” che, suppongo, si possono spiegare soltanto con quella forza misteriosa che ci spinge a non poter distogliere il cuore dall'essenziale, mi sono trovata a scrivere come se sapessi esattamente cosa dire. Michelangelo diceva che l'opera è già dentro al blocco di marmo, così penso che anche per me la storia fosse già lì, che mi aspettava.
Da subito, “Tango” è diventato qualcosa di più di uno spettacolo. Mi ha permesso di creare legami che durano ancora oggi. Con molti familiari delle vittime; con le Abuelas de Plaza de Mayo e la sua presidentessa Estela Carlotto, che da sempre si batte perché un crimine del genere non venga mai più commesso.
Quando “Tango” è andato in scena per la prima volta, le abuelas avevano ritrovato 81 nipoti. Alla data in cui scrivo, i nipoti ritrovati sono 119, tra cui Guido Carlotto, nipote di Estela, ritrovato il 5 agosto del 2014. Estela lo stava cercando da 36 anni. E quando l'ho saputo mi è sembrata la riapertura di un cerchio. Ho pensato che questa storia non ha finito di essere raccontata. Per questo, accolgo sempre con gratitudine la proposta di chi si impegna per portare in scena questo testo. Con, sempre presente, la consapevolezza che quando si fa qualcosa con il cuore, di sicuro arriva al cuore. Mi piacerebbe farlo arrivare al cuore di chi ancora non sa.

Francesca Zanni, aprile 2016

 

  NOTE DI REGIA  

E' una cosa strana! Ci sono vicende che, quando ne vieni a conoscenza, ti si infilano nell'anima e le senti tue anche se, fortunatamente in questo caso, non ne sei stato parte.
Quando sento parlare dei DESAPARECIDOS ARGENTINI mi succede proprio questo.
Con entusiasmo ho portato in scena il bellissimo lavoro di Francesca Zanni e con lo stesso entusiasmo ho affidato a Giulia ed a Stefano le difficili ed impegnative parti previste dal copione.
Sono stato ricambiato ampiamente dalla loro bravura, dalla caparbietà e dalla professionalità con cui hanno affrontato la crescita di questo progetto.
Lo stesso entusiasmo l'ho ricevuto da chi, con me, ha affrontato questo viaggio nella storia dell'altro ieri. Cristina, con le sue idee, la sua visione artistica, il suo incomparabile gusto, la sua grande sensibilità. Gianfranco con la sua proverbiale concretezza e velocità esecutiva. Susi e Piermario, due nuovi compagni che non hanno avuto difficoltà a trasmetterci la loro incontenibile passione per quella cosa strana che quando ti afferra non ti lascia scampo: IL TANGO!
Il risultato di questo lavoro, di questa ricerca, di questa passione lo vedrete tra poco, non appena il sipario si aprirà e le magiche note del tango e le vicende dei due giovani protagonisti, avvolgeranno i vostri corpi e le vostre anime così come hanno fatto con tutti noi.
Grazie per essere qui con noi, grazie per aver speso il vostro tempo per esserci e per aiutarci a trasmettere, a chi non è presente, il messaggio di speranza e di ricerca di giustizia e verità che le MADRI e le NONNE di PLAZA DI MAYO portano avanti con tenacia da 40 anni.
NUNCA MAS!

Pinuccio Bellone



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